Viviroma.it spettacoli a Roma - Abbiamo visto 'L'amico di papà' al Teatro delle Muse e ci è piaciuto.

Giovedì, 03 Gennaio 2019

 E' una commedia molto spiritosa basata su un testo di Scarpetta, dove la comicità nasce da una serie di equivoci, non solo quelli generati dalle situazioni bizzarre che si verificano, ma anche verbali. Gran parte delle risate nascono da questi strafalcioni, che spesso non sono inutili divertissement ma denotano ancora meglio i personaggi e li caratterizzano ancor di più.


il team è ampliamente collaudato da oramai molto tempo, Rino Santoro, Wanda Pirol, Geppi di Stasio, i protagonisti, sono interpreti di grande spessore nella tradizione dei De FIlippo. Ricordiamo anche: Roberta Sanzò, Giuseppe Vitolo, Carlo Badolato, Carol Lauro, Antonio Mirabella, Pasquale Sario, Marisa Carluccio.

se volete dare un'occhiata all'originale con Luigi De Filippo:

https://www.viviroma.it/index.php?option=com_community&view=videos&task=video&groupid=208&videoid=708

Alcuni spezzoni della Prima al Teatro delle Muse:

https://www.facebook.com/viviroma.it/videos/2191132004494560/

https://www.facebook.com/viviroma.it/videos/329423270999423/

L’aspetto più interessante è il personaggio di Don Felice, non a caso interpretato da Geppi di Stasio, che ci fa ragionare su un aspetto del buonismo tanto presente nell’attuale società: quanto sono vere le dichiarazioni di tanti cari amici che ci vogliono aiutare, quanti politici che vogliono darci una mano e risolvere i problemi? Oppure sono solo delle maschere che si approfittano di noi per loro vantaggio? Ragionate gente… e se vi si accende qualche lampadina dite grazie a chi non solo vi diverte ma cerca di dare un senso a questa bella rappresentazione della realtà che è il teatro.

Se vi piacciono le pièce napoletane non potete perderla, perchè Geppi di Stasio condisce il testo, riscrivendolo, con pacata ironia. La vicenda si snoda leggera e divertente regalandoci momenti di grande comicità, ma lasciamo la parola al regista:

L’AMICO DI PAPA’. I DANNI DELL’AMICIZIA
Come Cechov ne “I danni del tabacco” faceva finta di prendersela con le conseguenze del fumo, si può dire che Scarpetta se la prenda con gli effetti collaterali di un’amicizia morbosa.
Proprio in quanto morboso, qualsiasi sentimento può provocare degli effetti indesiderati. E’ il caso del forte legame di amicizia che unisce don Liborio Paposcia e don Felice Sciosciammocca, maschera ormai senza più maschera di Eduardo Scarpetta.
Com’è mio costume, “L’Amico di papà” è stata completamente riscritta per cercare di attualizzare soprattutto il linguaggio adattandolo alla recitazione dei nostri tempi che prevede soluzioni linguistiche meno leziose e ritmi più sostenuti. Ma occupiamoci dell’argomento.
Quante volte ci è capitato di desiderare ardentemente di rivedere una persona cara e dopo poco questa ci infastidisce invadendoci il campo con eccessive effusioni non richieste? E’ proprio questo che genera il riavvicinamento dei due amici per la pelle. Ma sono già arrivato all’effetto finale. Questa farsa diverte perché in tutto il suo svolgimento mostra gli equivoci dei quali Felice cade vittima e male informa Liborio che, dal canto suo, riceve dai travisati racconti dell’amico una serie di danni che rischiano di compromettere finanche la sua incolumità. 
Ma la buona fede di Felice è davvero al di sopra di ogni sospetto? Questo Scarpetta non ce lo dice, figuriamoci se sarò io a farlo. Ci piace, però, insinuare un dubbio che aggiunge un pizzico di sale all’azione. E’ un po’ questa la piccola variante che ho cercato di inserire nel personaggio di Felice che ho affidato a me stesso giocando sul confine mai definito fra consapevolezza e ingenuità, una figura a metà strada fra un santo e un demonio.
Sul testo di Scarpetta ho operato una suddivisione in due tempi dai tre atti originari. Ma non è che abbia tagliato, anzi. Ho provato a dare più spessore ad alcuni personaggi che ritenevo ne avessero poco, questo naturalmente non per demerito di don Eduardo, ma solo, forse, perché il padre dei De Filippo conosceva in partenza le potenzialità dei componenti la sua compagnia. Proprio come me (mi scuso per l’accostamento).
Questa la commedia è permeata, per mia libera scelta, di quei pruriti che sono alla base dei nostri sensi. La chiave, però, non vuole essere mai pesante, mai troppo scollacciata, né troppo salace, forse solo un po’ ridicolizzatrice della condizione dell’essere umano di fronte al suo più forte istinto.
Geppi di Stasio

 

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