Viviroma.it spettacoli a Roma - Abbiamo visto - tanto non ci prenderanno mai - al Teatro India

Giovedì, 27 Dicembre 2018

Tanto non ci prenderanno mai

Al Teatro India

Nella sezione Composizioni di Teatri di Vetro

Festival delle arti sceniche contemporanee

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Abbiamo visto “tanto non ci prenderanno mai” il 17 dicembre al Teatro India, progetto di Salvatore Insana ed Elisa Turco Liveri – produzione Dehors/Audela con David Atuego. Christian Albutt, Rashid Abasaana, Haroos Waleff, Amankous Amafeka, per la sezione Composizioni.

Il lavoro ci viene presentato così:

“Tanto non ci prenderanno mai è il tentativo di rielaborare e rendere fruibile un’esperienza di fuga e di nascondimento reale, un’indagine interdisciplinare sulle due soluzioni possibili difronte all’ottusità di un nemico invincibile: nascondersi o fuggire. In omaggio alla condizione della clandestinità che, risalendo all’etimologia, non è altro che ciò che sta nascosto al giorno.

Come si fa a scappare e a non farsi prendere? Ci sono degli esperti e delle esperienze pregresse che possono fornirci gli strumenti giusti per elaborare una lista d’istruzioni. A partire da una rimanipolazione di fonti eterogenee, tra le quali How to hide anything di Michael Connor, un’accurata guida per nascondersi in ogni situazione e da Elogio della fuga di Henri Laborit. lavoreremo alla creazione di un manuale performabile e performato pronto per essere trasmesso a quattro o più clandestini/richiedenti asilo. Estrapolare dal suo contesto la fuga, renderla materia plasmabile, far vivere al prossimo ciò che altri hanno già vissuto in un luogo altro, in un altro contesto. Dando una consegna ad un gruppo di rifugiati, riattiveremo le loro storie, verso una possibile riconsegna e ritrasmissione a chi potrà farne futura personale esperienza.

In forma di esperimento relazionale, Tanto non ci prenderanno mai vuole essere un’occasione di scambio e confronto tra esseri umani: si può (ancora) affrontare il macrotema della migrazione globale, oltre che con la doverosa attenzione, con ironia e humor? Può sopravvivere il diritto all’irriverenza anche quando, come in questi anni, si tratta di diritti umani (negati), di manipolazioni, di vite spezzate? Secondo noi sì: un altro modo di affrontare la questione, di indagare oltre i pre-giudizi e con l’arma della pro-vocazione e dell’irriverenza un tema delicato, problematico, irrisolto, è possibile. E non può che essere attraverso un approccio multidisciplinare, quello più adatto a esaltare la ricchezza della diversità, della scoperta, dell’accoglienza dell’imprevisto. Così come gli esseri viventi anche i linguaggi sono migranti, contaminanti, in continua contaminazione e trasformazione.”

In pratica si entra in una sala dove ci sono tre tavolini , per ogni tavolo una sedia ed un monitor. In un’altra sala buia si trova un quarto monitor. Si sceglie da dove cominciare a sedersi e si assiste ad un video di otto minuti.  Ogni video dura otto minuti, quindi moltiplicato per i quattro tavoli sono 32 minuti più il tempo di attesa qualora ci sia un altro spettatore.Nel primo in cui mi sono seduto ,ad un certo punto, il video si ferma  e, dal monitor ,  compare una scritta che  ti chiede di prendere una chiave nascosta sotto il tavolino per  aprire un piccolo taccuino dove si trovano delle foto panoramiche tra le quali sceglierne una. In un altro, sempre durante un ‘interruzione del video,  si chiede di aprire un libro già sul tavolo per  leggere una pagina e così via. In questo modo si creano delle interazioni  semplici, per lo più senza collegamento col tema. Nei video si vedono persone che si muovono, vecchi filmati, alcune situazioni comiche, una dissertazione sul comportamento dei topi in laboratorio durante esperimenti di condizionamento con  la corrente elettrica. Questa parte ricorda vagamente un  noto film di Resnais  del 1980, MON ONCLE D’AMERIQUE , con il commento in sottofondo del medico-chirurgo Henri Laborit. Il  film spiegava  i comportamenti umani press'a poco così: non diversamente dagli animali, l'uomo è determinato dalla struttura biologica e ambientale e dagli apprendimenti dei primi tre anni: o si domina o si è dominati; uniche reazioni vitali la lotta o la fuga; nell'impossibilità si ricorre all'inibizione, che crea il blocco-angoscia, da cui derivano ulcera, cancro, follia, morte.

Che altro dire? Sempre lodevole il tentativo di comunicare  e di coinvolgere lo spettatore su temi che forse hanno bisogno di essere trattati più in profondità. Esperienza simpatica con l’assistenza di due persone che intervengono qualora ci siano difficoltà col monitor o con le cuffie.

Danilo Ferrin

 

 

 

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