Viviroma.it spettacoli a Roma - Abbiamo visto: - DFS- di Cecilia Bengolea e François Chaignaud al Teatro Vascello

Venerdì, 23 Novembre 2018

Come combinare il repertorio polifonico dei madrigali alla dancehall di Kingston? 

Ce lo spiegano nel dopo spettacolo Cecilia Bengolea e François Chaignaud: così come i canti polifonici univano le persone nel canto così la dancehall le riunisce nel ballo. 

Abbiamo assistito ad uno spettacolo coinvolgente sin dal principio, con tre ballerini che interagiscono nella semioscurità con i vocalizzi, poi danzano ritmicamente in silenzio, poi danzano vocalizzando.

Un'alternanza di stili che coinvolge il pubblico al punto da invitarlo sul palco per provare i passi di danza. Una ricerca del dialogo e del confronto tra gli stessi ballerini che pur rispettando la sequenza dei movimenti, improvvisano i tempi creando un tutt'uno eterogeneo ed armonioso.

Il dialogo continua dopo lo spettacolo in un bel momento di approfondimento con la compagnia quasi al completo. Gli abbiamo chiesto perché in questa occasione abbia scelto un look con tuta, guanti e cappello e lui ci ha risposto - Mi volevi vedere nudo? - spiegando poi che non voleva che i capelli lunghi o altri elementi fisici distogliessero l'attenzione dai movimenti e dall'insieme.

_____________

DFS nasce da viaggi e ricerche, uno in particolare che ha portato Cecilia più volte in Jamaica. È qui che avete scoperto il fascino della Dancehall giamaicana, una cultura musicale e coreografica che nasce negli anni Sessanta; una forma di arte e uno stile di vita che veicola un pensiero politico forte. Cecilia, ci parli di questo incontro?

La dancehall è una danza, una musica, ma anche uno stile vita, un modo di stare insieme.
La dancehall ha creato una comunità nel mondo che ancora oggi continua a ridefinire i passi di questa danza nati in Jamaica nella vita di tutti i giorni. Qui i ballerini, i deejay, i cantanti hanno creato una pratica spirituale priva dei dogmi della religione classica, ma nella quale il sound system diventa contemporaneamente altare e divinità guaritrice. La musica e le vibrazioni ‘curano’ la nostra esperienza di un tempo frammentato.

La dancehall è la ‘sorella punk’ del reggae, non rivendica diritti, ma si prende una sfrenata libertà nella creazione di danze e look, canzoni dai testi violenti e a sfondo sessuale.

Danzatore, attore, mimo, ma anche cantante e storico, François, le tue creazioni si nutrono sempre di studi e ricerche approfondite per decostruire i codici della rappresentazione tradizionale.

Da quelli della danza classica a quelli, in questo caso, dei canti polifonici georgiani e della musica polifonica francese del XIII secolo. Cosa ti interessava in questo repertorio, in termini artistici, storici e stilistici?

La musica - visto il rapporto che ha iniziato ad avere con la scrittura, fin dal XII secolo, in Europa - è uno strumento ineguagliabile per costruire un dialogo con i corpi dei nostri colleghi dei secoli passati. La danza di quell’epoca è ovviamente in gran parte sparita. Ma la musica no. Gli inizi della polifonia, principalmente nei secoli XII e XIII, hanno lasciato tracce e archivi molto commoventi.

Questi permettono non solo di capire ma anche di sentire - secondo i tipi d’intervalli e di misure - il modo in cui si era pensato di cantare a più voci, così da stare insieme e tenersi uniti.

Nello spettacolo, le polifonie profane di Guillaume Machaut ci offrono contemporaneamente sia la magia data dalla loro scrittura che l’esperienza di una vibrazione, di un’armonia. Noi non siamo un gruppo di cantanti. Quindi il confronto con questa musica è anche e soprattutto un esercizio collettivo di ‘armonizzazione’.

La vostra passione per le pratiche esterne alla danza contemporanea, legate a certi tessuti socio-culturali del presente o del passato, è testimoniata da tutta la vostra produzione. In che modo in questo caso le due ricerche, quella sulla dancehall giamaicana e sui canti polifonici trovano terreno comune e si incontrano in DFS?

C.B.: La dancehall cerca di creare unità attraverso la condivisione di movimenti e la creazione di momenti coreografici all’unisono, in coro. Allo stesso tempo le canzoni polifoniche ci permettono di creare armonie collettive.

L’incontro tra la dancehall e le armonie polifoniche ci conduce alla definizione di un solo corpo costruito dai molti corpi in scena. Queste pratiche di collaborazione e condivisione, infatti, richiedono un investimento personale da parte di ogni singolo danzatore per attivare più parti del cervello alla volta.

F.C.: Ci interessano le pratiche collettive, un terreno comune e condiviso. DFS ci permette di muoverci liberamente tra modalità e riferimenti culturali molto diversi tra loro. Nasce un viaggio guidato dall’esperienza del contrasto prima di tutto sonoro tra le voci nude e la musica dancehall. La vera sfida è quella di lasciare che i nostri corpi sperimentino tutta la loro versatilità e il loro infinito potere di trasformazione.

Cecilia, il corpo che danza è per te una scultura in movimento, il danzatore è allo stesso tempo soggetto e oggetto. Immagino quindi che tu ti senta contemporaneamente coreografa e artista visiva, attenta al gesto inteso in senso plastico, all’alternarsi di movimento e stasi. Sia per te che per François, il costume e il travestimento assumono un ruolo importante nella costruzione dell’opera coreografica. Alla luce di questo spettacolo di cosa, un corpo, può farsi veicolo?

La danza che m’interessa è quella che trasforma le idee e lo spirito di chi la pratica e conseguentemente anche di chi guarda. Tutte le forme da me composte in scena sono la conseguenza di questo tentativo di trasformazione. Dopo le mie incursioni nella danza erotica negli strip club di Parigi, sono riuscita a sentire la mia trasformazione in oggetto come un’opportunità, una possibilità di sdoppiarmi e di guardarmi contemporaneamente come soggetto. Nel momento in cui sono una performer riesco ad avere una prospettiva di me stessa come oggetto derivata attraverso una coscienza che si trasforma e matura attraverso la pratica. I costumi e le installazioni che creiamo nei nostri lavori, per- mettono di manifestare queste trasformazioni agli spettatori. Se si dice che bisogna avere fegato per essere religiosi, credere in ciò che facciamo rende la nostra danza una pratica spirituale.

Intervista a cura di Chiara Pirri (dal programma di sala)

Durata 50’

Ideazione Cecilia Bengolea, François Chaignaud

Collaboratori alla coreografia Damion BG Dancerz, Joan Mendy

Interpreti Cecilia Bengolea, Damion BG Dancerz, François Chaignaud, Valeria Lanzara, Craig Black Eagle, Erika Miyauchi

Vocal coach Cécile Banquey, Baptiste Chopin, Alix Debaecker, Eugénie de Mey, Marie Picaut, Celia Stroom

Regia generale, Luci, Drammaturgia Jean-Marc Ségalen

Video Giddy Elite Team

Missaggio Clément Bernerd

Ideazione costumi Cecilia Bengolea, François Chaignaud

Realizzazione costumi Méryl Coster, Florence Demingeon, France Lorenzi

Amministrazione, Produzione Barbara Coffy, Jeanne Lefèvre, Clémentine Rougier Tournée Sarah De Ganck / Art Happens Produzione Vlovajob Pru

Coproduzione Bonlieu Scène nationale Annecy et La Bâtie-Festival de Genève all’interno del programma INTERREG France- Suisse 2014-2020, Club Création Entreprises – Annecy, l’Echangeur – Cen- tre de Développement Chorégraphique Hauts-de-France, Biennale de la Danse de Lyon 2016, Festival d’Automne à Paris/Les Spectacles vivants – Centre Pompidou, Opéra de Lille, deSingel – Anversa, Salder’s Wells Londra, CCN2-Centre chorégraphique national de Grenoble all’interno di Accueil Studio, Centre de Développement Chorég- raphique Toulouse/Midi-Pyrénées, Centre national de danse contemporaine Angers all’interno di Accueil Studio, PACT Zollverein – Essen, Gessnerallee – Zurigo, La Pop – Parigi Sostegno Institut français Paris (2014-2015), FIACRE Fonds d’Innovation Artistique et Cultu- relle en Rhône-Alpes (2015), Ménagerie de verre Paris – Studiolab, CN D Centre National de la Danse de Pantin – accueil en résidence

Un ringraziamento ai danzatori giamaicani che hanno accompagnato la residenza creativa Dancing Rebel, Giddy Elite Team, Nicky Trice Rifical Team, O’shean et Suns French Squad, Rudey Legacy, ainsi qu’à Mélodie France, Geoffroy Jourdain (les Crisde Paris), Elodie Tessier

Non sei iscritto, partecipa a Vivi Roma!

Chi è in linea