Abbiamo visto: IL FU MATTIA PASCAL di Luigi Pirandello al Teatro Quirino

Mercoledì, 07 Novembre 2018

03 Il fu Mattia Pascal_Daniele Pecci 2

È sicuramente difficile la rappresentazione teatrale dell'opera pirandelliana con così tanti personaggi eventi e luoghi diversi.
Sicuramente nella scenografia la scelta di individuare la biblioteca come filo conduttore dell'opera è centrata, perché riesce ad amplificare gli stati d'animo di un personaggio così complesso in uno spazio tempo indefinito. Una scenografia di grande effetto che ti immerge immediatamente nel mondo intimo pirandelliano.
Un grande interprete, Daniele Pecci, che con la sua gestualità e i suoi atteggiamenti del corpo riesce a far comprendere pienamente gli stati d' animo di Mattia/Adriano.
Molto riuscita anche l'interpretazione del frate, Don Eligio, come contraltare razionale alla frustrazione emozionale di Mattia.
I personaggi secondari non riescono ad emergere per il carisma e la personalità di Daniele Pecci.
Complessivamente un bella rappresentazione che fa emozionare e riflettere e rende il tutto molto adattabile alla vita quotidiana con i suoi personaggi positivi e negativi e le loro influenze nel trascorrere della vita.
Tra gli spettatori molti giovani tra ragazzi e ragazze hanno apprezzato lo spettacolo.

 

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La Contrada Teatro Stabile di Trieste 

DANIELE PECCI 

con 

ROSARIO COPPOLINO 

IL FU MATTIA PASCAL 

di Luigi Pirandello 

regia GUGLIELMO FERRO 

ABC Produzioni 

 

Mattia Pascal vive a Miragno, immaginario paese della Liguria. Il padre, intraprendente mercante, ha lasciato alla famiglia una discreta eredità, che presto va in fumo per i disonesti maneggi dell'amministratore, Batta Malagna.
Per vendicarsi, Mattia ne compromette la nipote Romilda, che però poi è costretto a sposare, ritrovandosi anche a convivere con la suocera, che lo disprezza. 

La vita familiare è un inferno, umiliante il modesto impiego nella Biblioteca Boccamazza. Mattia decide allora di fuggire per tentare una vita diversa.
A Montecarlo, dove vince alla roulette un'enorme somma di denaro, legge per caso su un giornale della sua presunta morte. Ha finalmente la possibilità di cambiare vita. 

Col nome di Adriano Meis comincia a viaggiare, poi si stabilisce a Roma come pensionante in casa del signor Paleari. S'innamora della figlia di lui Adriana e vorrebbe proteggerla dalle mire del losco cognato Terenzio. Ma si accorge che la nuova identità fittizia non gli consente di sposarsi, né di denunciare Terenzio, perché Adriano Meis per l'anagrafe non esiste. 

Architetta allora un finto suicidio per poter riprendere la vera identità. Tornato a Miragno dopo due anni nessuno lo riconosce e la moglie è ormai risposata e con una bambina.
Non gli resta che chiudersi in biblioteca a scrivere la sua storia e portare ogni tanto dei fiori sulla tomba del Fu Mattia Pascal. 

Fino al 18 novembre al Teatro Quirino, via delle Vergini 7, Roma


Autore

Giusi

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