Evento A QUEL PAESE di Rogelio López Cuenca

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A QUEL PAESE di Rogelio López Cuenca

A QUEL PAESE  di Rogelio López Cuenca

La Real Academia de España en Roma e Acción Cultural Española AC/E
in collaborazione con la Fondazione Baruchello, Roma
presentano
Rogelio López Cuenca
A quel paese
mostra a cura di Anna Cestelli Guidi
Apertura al pubblico: 12 marzo – 27 giugno 2021
SEDI
Real Academia de España en Roma, piazza San Pietro in Montorio 3, Roma
Fondazione Baruchello, via del Vascello 35, Roma
Spazio pubblico, città di Roma

Dal 12 marzo al 27 giugno 2021 la Real Academia de España en Roma e Acción Cultural Española AC/E, in collaborazione con la Fondazione Baruchello, presentano la mostra A quel paese, prima retrospettiva in Italia dell’artista Rogelio López Cuenca, a cura di Anna Cestelli Guidi.
La mostra, prodotta dalla Real Academia de España insieme ad Acción Cultural Española AC/E, ha ottenuto il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Roma.
L’Ambasciatore di Spagna in Italia Alfonso María Dastis Quecedo, il Direttore delle Relazioni Culturali e Scientifiche di AECID Guzmán Palacios Fernández, la Direttrice della Programmazione Culturaled di Acción Cultural Española Isabel Izquierdo, la Presidente della Fondazione Baruchello Carla Subrizi e la Direttrice della Academia de España en Roma Ángeles Albert, insieme all’artista Rogelio López Cuenca e la curatrice Anna Cestelli Guidi inaugureranno la mostra venerdì 12 marzo alle ore 16.00 presso la sede della Fondazione Baruchello e alle 17.30 presso la sede della Academia de España.
Realizzata nell’ambito delle celebrazioni del centocinquantenario della Real Academia de España en Roma, A quel paese completa il ciclo di esposizioni che hanno avuto come protagonisti alcuni dei più talentuosi ex borsisti dell’Accademia. Dopo Gregorio Prieto e Pepe Espaliú, la retrospettiva di Rogelio López Cuenca, borsista a Roma nel 1995-1996, si compone di 16 opere fortemente rappresentative dei lavori dell’artista andaluso e del suo legame con Roma nato durante il soggiorno all’Accademia e realizzate tra gli inizi degli anni Novanta e oggi.
L’esposizione si articola in tre sedi: il nucleo più sostanzioso dei lavori sarà esposto negli spazi dell’Accademia di Spagna sul Gianicolo, dove verranno eccezionalmente aperti al pubblico anche la terrazza-giardino e lo spazio di co-working, due opere alla Fondazione Baruchello a Monteverde e nello spazio pubblico della Città di Roma. Il Comune di Roma ha infatti messo a disposizione alcuni dispositivi pubblicitari dove verranno installati manifesti, adesivi e segnali urbani realizzati dall’artista.
A quel paese si compone di pitture, installazioni, video, testi editoriali che illustrano alcune delle problematiche fondamentali e ricorrenti nella ricerca di López Cuenca, quali il viaggio, le politiche migratorie, la memoria storica, la speculazione urbana e la spettacolarizzazione della cultura in funzione del turismo, nel tentativo di sovvertire l’ordine costituito e aprire gli occhi sul “capitalismo delle immagini”.
Il leitmotiv che lega tutte le opere, nonostante l’uso da parte dell’artista di tecniche e materiali sempre diversi, è l’indagine sul linguaggio, sulla parola, sulla sua tradizione e traduzione. Prima di tutto poeta e secondariamente artista, López Cuenca gioca sui doppi sensi, sulla fonetica, sullo scarto di senso che permette la parola scritta e verbale. Si spiega così anche il titolo, A quel paese, che nella sua voluta ambiguità semantica diventa esortazione, imprecazione, invito, ed è esemplare di quel “campo poetico espanso” che caratterizza il lavoro di López Cuenca.
Come specifica la curatrice, Anna Cestelli Guidi: “La sua ricerca forza i limiti delle narrazioni dominanti, i suoi interventi sono dispositivi di sabotaggio che ostacolano e tendono a scardinare il senso comune per smascherare le dinamiche che sottendono alle narrazioni egemoniche date per naturali, sia nell’ambito politico che socioculturale. La parola e il testo scritto sono elementi fondamentali del lavoro e del pensiero poetico di López Cuenca”.
Unendo segni e disegni, manipolando il gesto grafico e attribuendo significati diversi a parole e immagini, López Cuenca mira a ridestare le coscienze dal torpore indotto dalle sovrastrutture di cui siamo ormai succubi.
Tra le opere anche la Mappa di Roma, il sito web realizzato da López Cuenca durante il suo secondo soggiorno nella Capitale nel 2007, sempre insieme a Anna Cestelli Guidi e Carla Subrizi, presidente della Fondazione Baruchello, e tradotto in materiale fisico per la mostra. Frutto di workshop e laboratori inclusivi e collettivi realizzati in collaborazione con gli studenti del corso di Storia dell’arte contemporanea tenuto da Carla Subrizi presso la Sapienza Università di Roma, la Mappa si presenta come una sorta di cartografia alternativa della città, volta non a istruire e informare, ma piuttosto a suscitare dubbi, contraddizioni e confronti, in modo da rileggere il tessuto urbano e sociale dell’Urbe.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo bilingue in italiano e spagnolo con un’intervista all’artista a cura della curatrice, e testi di Marco Baravalle, Charles Bernstein, Maria Salgado e Carla Subrizi.
In programma per aprile o maggio anche il seminario Altercatografia, a cura di López Cuenca per giovani artisti e studenti di Belle Arti che amplierà il lavoro della Mappa di Roma.
Real Academia de España en Roma
Dal 1873, anno in cui è stata creata, l’Accademia di Spagna a Roma ha svolto un ruolo fondamentale nella formazione di molte generazioni di artisti e intellettuali spagnoli. Ancora oggi, l’Accademia di Spagna a Roma continua a essere uno strumento essenziale nella politica culturale spagnola all’estero. È un’istituzione dell’Amministrazione Generale dello Stato all’estero che ha come obiettivo primario contribuire alla formazione artistica e umanistica di creatori, restauratori e ricercatori, con il fine di ottenere una maggiore presenza cultura della Spagna in Italia, una migliore comprensione delle culture di entrambi i paesi e un più stretto legame culturale tra Spagna e America Latina. Dipende funzionalmente e organicamente dal Ministero d’Affari Esteri, attraverso la Segreteria di Stato per la Cooperazione Internazionale e per l’America Latina, alla quale corrisponde la sua direzione superiore e, nell’adempimento del principio di unità d’azione all’estero, dall’Ambasciatore di Spagna nella Repubblica Italiana.
La Fondazione Baruchello
La Fondazione Baruchello è nata nel 1998 per volontà di Gianfranco Baruchello e Carla Subrizi. È il risultato della donazione che Baruchello, a quaranta anni di attività d’artista, ha posto alla base di un’impresa culturale destinata al sostegno e alla sperimentazione dell’arte contemporanea. La prima sede della Fondazione si trova alla periferia di Roma, nel Parco di Veio. Immersa in un ampio parco, con piante secolari, campi e giardini, su un territorio originariamente attraversato dall’antica strada che collegava Veio a Sacrofano, sin dall’inizio la Fondazione ha individuato proprio in questa specificità una premessa culturale, tra arte, natura e politica culturale. Una seconda sede si trova invece al centro di Roma, non lontano dal Gianicolo, in Via del Vascello: questo spazio costituisce una ulteriore possibilità per collegare e incrementare le attività e i progetti. Dal 1998 la Fondazione ha quindi lavorato privilegiando attività in progress, workshop, progetti sul territorio, arte e natura, inchieste, incontri concependo l’arte come uno strumento per costruire nuove forme di dialogo e partecipazione.

PERCORSO MOSTRA
a cura di Anna Cestelli Guidi
REAL ACADEMIA DE ESPAÑA
Nella prima sala, all’entrata del percorso espositivo, per sottolineare il ruolo principe della dimensione poetica nel modus operandi di López Cuenca ci troviamo di fronte alla grande installazione di poesia visiva, Dichterisch (1994).
L’opera è esemplare di quel procedimento di détournement poetico-visivo che è proprio della sua strategia artistica: citando un famoso verso di Hölderlin (“poeticamente abita l’uomo”), López Cuenca condensa il paradosso del mito romantico dell’abitare con l’urgenza abitativa, la cui controparte visiva è il collage/montaggio a parete del verso di Hölderlin costruito attorno a un piatto del Fondo Monetario Internazionale.
Nella stessa prima sala sono esposti i 10 manifesti del lavoro realizzato in collaborazione con Elo Vega nel 2018 per la metropolitana di Barcellona: Golden Visa.
Un’ulteriore edizione dei 10 manifesti è esposta nello spazio pubblico della città negli appositi contenitori pubblicitari, grazie alla collaborazione con il Comune di Roma.
Copiando la struttura iconografica di una campagna pubblicitaria, l’artista modifica il significato originale con l’inserimento di messaggi che ne cortocircuitano la lettura.
Si tratta anche qui di una manipolazione verbo-visiva per mostrare le contraddizioni esistenti tra la realtà della migrazione e la sua rappresentazione mediatica. Un’operazione di sabotaggio nei confronti degli stereotipi visivi relazionati alla pubblicità, ai mezzi di comunicazione e ai sistemi bancari.
Come scrive l’artista: “Il predominio delle immagini nella pubblicità contemporanea ha colonizzato completamente i discorsi comunicativi: dall’informazione alla politica. Rompere il gioco di specchi che ci circonda, che ci costituisce, passa per interrompere, ostacolare, ostruire il flusso e il consumo costante e assoluto di queste immagini che cercano di occupare il luogo stesso della vita.”
Nella seconda sala della mostra troviamo la doppia videoproiezione Walls (2006), realizzata in collaborazione con Elo Vega e Rafael Marchante. Un muro taglia in diagonale lo spazio, sulle sue due facce –Walls appunto- sono proiettati due video in sync.
Walls è una doppia installazione costruita a sua volta come un doppio testo: da un lato sono proiettati i filmati delle videocamere di sicurezza della infame “valle della vergogna” della città di Melilla, sotto cui scorrono i dati di un canale televisivo dedicato all’informazione finanziaria; dall’altro lato vediamo le immagini video degli spazi di frontiera di Tijuana e Melilla sotto cui scorre la doppia lettura (traduzione in castigliano ed inglese) del poema di Kavafis, Mura, i cui versi montati nell’originale greco anche sulle pareti dello spazio espositivo ci racchiudono e ci incalzano.
Senza riguardo, senza pudore né pietà,
m’han fabbricato intorno erte, solide mura.
Ed ora mi dispero, inerte, qua.
Altro non penso: tutto mi rode questa dura
Sorte. Avevo da fare tante cose là fuori.
Ma quando fabbricavano come fui così assente?
Non ho sentito mai né voci né rumori.
M’hanno escluso dal mondo inavvertitamente
Costantino Kavafis, Mura.

“La poesia di Kavafis acquista così senso in un contesto e con una intenzione totalmente diverse da quelle originarie e nonostante ciò, nell’espressione della sua più intima disperazione, è capace di portarci nel luogo dell’”altro”. Rogelio López Cuenca.

Segue, nella terza sala a piano terra dell’Accademia l’installazione site-specific Marca Picasso (2010-2020).
Marca Picasso è un progetto in corso dal 2010 che si arricchisce di volta in volta in relazione alle città dove viene presentato, per mostrare come la creazione artistica e culturale svolga sempre più un ruolo fondamentale nel processo di conversione delle città in “città marca” del mercato turistico globale. Il paesaggio urbano si sta trasformando velocemente per attrarre turisti e investitori con effetti purtroppo noti: la turisticizzazione e la museificazione, la gentrificazione, la speculazione, la distruzione di strutture invecchiate e l’espulsione dei residenti. È un processo di gentrification che corre in parallelo alle crisi migratorie causate dalla società del capitalismo globale in cui viviamo.
Concepito originariamente per Malaga, città natale di Picasso e la cui “picassizazione” ne fa un caso paradigmatico, questo processo può tuttavia applicarsi a molte altre città quali Barcellona, Parigi ed infine anche Roma, dove Picasso soggiornò alcuni mesi nel 1917 mentre lavorava alle scene e ai costumi del balletto Parade per il Teatro dell’Opera.
Si tratta di una parodia, che si snoda come un saggio visivo con la presentazione di un archivio di testi, immagini, fotografie, articoli di giornali e materiale audiovisivo (alcuni veri, altri prodotti ex professo) collegati alla figura di Picasso e che sottolineano l’onnipresenza dell’immaginario legato all’artista malagueño.

Nell’ultima sala a piano terra entriamo nell’installazione multimediale Las Islas (2019) realizzata in collaborazione con Elo Vega combinando molteplici tecniche tra cui perfino la stampa tessile.
«[...] Essendo io ne la barca presi una Camballa belissima, la quale il signor armirante mi donó; la quale avendo io ne la mia camera, essendo nuda secondo loro costume, mi venne voglia di solaciar cum lei. E volendo mettere ad execuzione la voglia mia, ella, non volendo, me tractó talmente cum le ongie, che non voría alora avere incominciato. Ma cosí visto, per dirvi la fine de tutto, presi una corda e molto ben la strigiai, per modo che faceva cridi inauditi, che mai non potresti credere. Ultimate, fussimo de acordio in tal forma, che vi so dire che nel facto parea amaestrata a la scola de bagasse. [...]» Da Lettera di Michele de Cuneo [28 ottobre 1495]

L’installazione multimediale è concepita come un saggio visivo dove López Cuenca rilegge criticamente alcuni testi e stampe storiche relazionate con la “scoperta” dell’America, tra cui la lettera infame di Michele da Cuneo del 1495, per mostrare come lo sguardo coloniale patriarcale sia divenuto il dispositivo di controllo e di proiezione della soggettività tramite le rappresentazioni europee stereotipate della natura sin dal secolo XV, e come quello stesso sguardo è lo stesso che ancor oggi vige nelle fantasie sessuali e razziali dell’industria turistica del nostro secolo.

“Nell’industria turistica contemporanea vive l’aspirazione alla consumazione di una doppia fantasia coloniale: quella della scoperta e quella della libertà totale, senza freni, il potere assoluto – il tutto incluso – sopra i beni e la vita, sopra i corpi e le terre vergini.”
Rogelio López Cuenca

Al primo piano dell’Accademia, nella bellissima Sala Studio che si affaccia con un panorama mozzafiato sui tetti della città, è installato Mappa di Roma (2006-2007), il progetto realizzato nel 2007 con la Fondazione Baruchello. Qui il sito web costruito collettivamente con gli studenti partecipanti al IV Seminario di Ricerca e Formazione della Fondazione Baruchello viene ampliato in una nuova versione site-specific e multimediale.
Mappa di Roma si inscrive all'interno di una serie di lavori di rilettura critica delle città intrapresi da inizi anni Duemila in diverse città dell’America Latina (Valparaiso, Matarò, Lima o Città del Messico), in collaborazione con gruppi di artisti, residenti, militanti di associazioni cittadine e studenti, interessati al recupero della memoria storica e all'elaborazione di proposte di rilettura di determinati episodi e/o aspetti esclusi e relegati dalla Storia ufficiale.
Si tratta di progetti di pedagogia collettiva orientati alla produzione di cartografie alternative (“altercartografie”), aperte a una “narrazione altra” che vuole minare il potere di una voce unica e autoritaria, proponendo invece un testo polifonico, dialogico, che non rifugga dalle contraddizioni, ma che al contrario le evidenzi.
Sullo stesso piano la sala conferenze dell’Accademia è trasformata in una Sala Cinema dove vengono proiettati in loop 3 lavori video sempre degli anni Duemila: Canto VI (2005), Calor Humano (2008) e Historia de dos ciutades (2010).

All’esterno della Real Academia de ESPAÑA la mostra prosegue con altri due lavori site-specific: sulla parete esterna della terrazza-giardino che si affaccia sulla città l’artista installa la grande mappa fantastica (3 per 7 metri) Que surja del 1991, riprodotta per quest’occasione.
Pensato come opera pubblica in occasione della commemorazione del V centenario della Scoperta dell’America, Que surja è un murale dove l’artista smonta e ricostruisce la scrittura di un verso del poeta cileno Vicente Huidobro (1893-1948) dislocandone le parole come fossero i nomi di luoghi geografici di una mappa immaginaria: la mappa utopica e surreale di un mondo al contrario.
L’altro lavoro che delimita invece il chiostro centrale dell’Accademia è l’intervento con nastro di segnalazione Do not cross. Art scene del 1991. Lavoro site-specific, spesso installato nello spazio pubblico, Do not cross. Art scene pone in questione il sistema istituzionale dell’arte e la sua presunta autonomia nonché la centralità che i valori di originalità e genialità hanno ancora nel mondo dell’arte.

FONDAZIONE BARUCHELLO
La mostra continua nella vicina sede della Fondazione Baruchello a Monteverde con due lavori importanti.
Il primo è l’installazione site specific No/W/Here (1998-2004), un lavoro che dietro al calembour del titolo si svolge tutto nella dimensione linguistica del gioco di parola, assonanze e traduzioni.
Si tratta di un esperimento verbo-visivo che si snoda sulle pareti dello spazio espositivo della Fondazione per tracciare una cartografia alternativa all’ordinaria esperienza del viaggio, a partire dalla sua esperienza più abituale e domestica: il tragitto in metro.
Il gioco di parole tra il percorso utopico (nowhere), il qui ed ora (here e now) ed il “no”, intende provocare l’immaginario egemonico e dimostrare come si costituisce la differenza a costo dell’esclusione.
All’interno di questo “poema transitabile” incontriamo l’altro lavoro in mostra, la tripla video installazione Home Swept Hole (1993-2003). Nella deviazione semantica provocata dal gioco di assonanza fonetica del detto popolare “casa dolce casa” risuona e si evidenzia invece la problematica della casa e dell’abitabilità. Tramite il sapiente montaggio in sync dei tre video sono messe a confronto immagini del mondo pubblicitario con altre di carattere documentario e/o filmico a smascherare l’idealizzazione dello spazio domestico.

LAVORI NELLO SPAZIO PUBBLICO
Oltre i 10 manifesti Golden Visa installati nei dispositivi pubblicitari offerti dal Comune di Roma, gli altri lavori esterni sono: Icarus (1994-2020), una raffinata ed ironica lettura del paesaggio contemporaneo installata sotto forma di segnale urbano sulla piazza davanti l’Accademia dove si può godere della splendida vista sulla città.
Icarus è una rilettura contemporanea del quadro omonimo di Peter Brueghel il Vecchio (1554-1555) e, come nella maggior parte dei lavori di López Cuenca, anche qui l’ironia è latente e subliminale. Come nel quadro di Brueghel, che dà il titolo a quest’opera, il paesaggio è più importante del mito: infatti Icaro è oramai sparito del tutto davanti alla spinta del paesaggio contemporaneo, un paesaggio definitivamente antropizzato e urbanizzato. L’opera di López Cuenca diventa così metafora della disumanizzazione che ha portato con sé l’incontrollato intervento umano nel paesaggio.
Ancora nello spazio pubblico saranno distribuiti i manifesti di Benvenuto (1998) e gli adesivi Phone (1991).
Entrambi i lavori sono esempi paradigmatici di quel “campo poetico espanso” che sulla scia delle modalità poetiche dei linguaggi delle avanguardie, quali il collage e il dètournement, porta l’artista ad appropriarsi anche di formati, tecniche e materiali “bastardi”, cioè poco ortodossi rispetto alle forme poetiche tradizionali.
Phone è un lavoro seminale che rivela quanto sia essenziale l’appropriazione poetica del mondo da parte di López Cuenca, il suo sguardo poetico ancor prima che di artista visivo, e l’importanza della dimensione linguistica che caratterizza tutta la sua pratica artistica.

ELENCO OPERE

Phone, 1991
Impressione offset sopra adesivo, 14 x 14 cm
Collezione dell’artista. Credito foto: l’artista

Què surja, 1991
Impressione digitale su PVC, 7 x 3 metri
Collezione dell’artista. Credito foto: l’artista

Home Swept Hole, 1993
Tripla video installazione, suono
Collezione: Fundación "la Caixa", Barcellona
Credito foto: l’artista

Dichterisch, 1994
Installazione a parete.
Plastica, sughero, ceramica, 24 pezzi, dimensioni variabili
Collezione dell’artista. Credito foto: l’artista

Icarus, 1994-2000
Vinile su placca di zinco smaltata
Collezione dell’artista. Credito foto: l’artista

Benvenuti, 1998
Manifesti in edizione illimitata.
Stampa a colori su carta semplice, 60 x 84 cm
Collezione dell’artista (edizione italiana)
Courtesy: l’artista. Credito foto: l’artista

No/W/Here, 1998 - 2004
Installazione multimedia, dimensioni variabili
Collezione MUSAC, León, Spagna
Credito foto: l’artista

Canto VI, 2005
Video, colore, audio, 05’38”
Collezione dell’artista

Walls, 2006
In collaborazione con Rafael Marchante e Elo Vega
Installazione, doppia proiezione video in loop, suono
Collezione IVAM, Valencia, Spagna. Courtesy: IVAM
Credito foto: fotogramma del video

Mappa di Roma, 2006-2007
Installazione multimedia
Il sito web www.mappadiroma.it è il risultato di Roma77, il IV Seminario di Ricerca e Formazione realizzato dalla Fondazione Baruchello con il sostegno della Regione Lazio ed il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.
Courtesy: l’artista. Credito foto: l’artista

Calor Humano, 2008
Video, colore, audio, 3’37”
Collezione dell’artista

Historia de dos ciudades, 2010
In collaborazione con Elo Vega.
Video, colore, audio, 43’14”
Collezione dell’artista

Golden Visa, 2018
In collaborazione con Elo Vega.
10 manifesti, 175 x 120 ognuno
Collezione degli artisti. Credito foto: Elo Vega.

Las Islas, 2019
In collaborazione con Elo Vega.
Installazione multi media: 12 manichini, 12 camice, 3 proiezioni video sincronizzate, suono; dimensioni variabili
Collezione: Juana de Aizpuru
Crediti foto: 12a l’artista; 12b Joaquí Cortés/Román Lores- Archivo MNCARS; 12c Mariano Ibáñez

Marca Picasso, 2010-2020
Installazione multimedia
Manifesti, disegni, 4 canali video
Dimensioni variabili
Collezione dell’artista
Courtesy: l’artista. Credito foto: l’artista

La mostra Rogelio López Cuenca. A quel paese:
L’opera Golden Visa, composta da 10 manifesti, sono installati da mercoledì 24 marzo e fino a domenica 28 marzo, in 250 dispositivi pubblicitari della città.
Saranno poi esposti sempre in 250 esemplari dal 7 al 16 maggio e altrettanti tra il 4 e il 13 giugno.

Nell’attesa della riapertura al pubblico alla Real Academia de España en Roma e alla Fondazione Baruchello, non appena la normativa vigente lo permetterà, la mostra A quel paese, prima retrospettiva in Italia dell’artista Rogelio López Cuenca, a cura di Anna Cestelli Guidi, pervade le strade della città di Roma nell’augurio di poter presto accogliere i visitatori nelle due sedi.
Grazie alla collaborazione con il Comune di Roma, l’opera Golden Visa, composta da 10 manifesti, è stata installata, da mercoledì 24 marzo e fino a domenica 28 marzo, in 250 dispositivi pubblicitari della città, dal centro alla periferia, da via delle Botteghe Oscure al Colosseo, da largo Brancaccio a via Panama, da via Appia a Viale San Paolo, da via Aurelia Antica a Lungotevere Flaminio, da Viale Palmiro Togliatti a via Prati Fiscali, da Viale Jonio a via Vasco de Gama.
Saranno poi esposti, sempre in 250 esemplari, dal 7 al 16 maggio e altrettanti tra il 4 e il 13 giugno.
Copiando la struttura iconografica di una campagna pubblicitaria, l’artista in Golden Visa modifica il significato originale con l’inserimento di messaggi che ne cortocircuitano la lettura. Si tratta di una manipolazione verbo-visiva per mostrare le contraddizioni esistenti tra la realtà della migrazione e la sua rappresentazione mediatica. Un’operazione di sabotaggio nei confronti degli stereotipi visivi relazionati alla pubblicità, ai mezzi di comunicazione e ai sistemi bancari.
Passeggiando sul Gianicolo, poi, ci si può affacciare dalla terrazza di San Pietro in Montorio ammirando l’opera Icarus (1994-2020), una raffinata ed ironica lettura del paesaggio contemporaneo installata sotto forma di segnale urbano sulla piazza davanti l’Accademia dove si può godere della splendida vista sulla città.
Icarus è una rilettura contemporanea del quadro omonimo di Peter Brueghel il Vecchio (1554-1555) e, come nella maggior parte dei lavori di López Cuenca, anche qui l’ironia è latente e subliminale. Come nel quadro di Brueghel, che dà il titolo a quest’opera, il paesaggio è più importante del mito: infatti Icaro è oramai sparito del tutto davanti alla spinta del paesaggio contemporaneo, un paesaggio definitivamente antropizzato e urbanizzato. L’opera di López Cuenca diventa così metafora della disumanizzazione che ha portato con sé l’incontrollato intervento umano nel paesaggio.

Prorogata la mostra fino al 27 giugno 2021
alla Real Academia de España en Roma, piazza San Pietro in Montorio 3, Roma
Prorogata fino al 27 giugno 2021 la mostra A quel paese, prima retrospettiva in Italia dell’artista Rogelio López Cuenca, a cura di Anna Cestelli Guidi e realizzata dalla Real Academia de España en Roma, Acción Cultural Española AC/E, in collaborazione con la Fondazione Baruchello.
La retrospettiva di Rogelio López Cuenca, borsista a Roma nel 1995-1996, si compone di 16 opere fortemente rappresentative dei lavori dell’artista andaluso e del suo legame con Roma nato durante il soggiorno all’Accademia e realizzate tra gli inizi degli anni Novanta e oggi.
L’esposizione si articola in tre sedi: il nucleo più sostanzioso dei lavori è in mostra negli spazi dell’Accademia di Spagna sul Gianicolo, dove sono eccezionalmente aperti al pubblico anche la terrazza-giardino e lo spazio di co-working.
Due opere sono state visibili alla Fondazione Baruchello a Monteverde fino al 5 giugno.
Nello spazio pubblico della Città di Roma, in 250 dispositivi pubblicitari in diversi punti della città sono istallati manifesti, adesivi e segnali urbani realizzati dall’artista fino 13 giugno.
A quel paese si compone di pitture, installazioni, video, testi editoriali che illustrano alcune delle problematiche fondamentali e ricorrenti nella ricerca di López Cuenca, quali il viaggio, le politiche migratorie, la memoria storica, la speculazione urbana e la spettacolarizzazione della cultura in funzione del turismo, nel tentativo di sovvertire l’ordine costituito e aprire gli occhi sul “capitalismo delle immagini”.
Il leitmotiv che lega tutte le opere, nonostante l’uso da parte dell’artista di tecniche e materiali sempre diversi, è l’indagine sul linguaggio, sulla parola, sulla sua tradizione e traduzione. Prima di tutto poeta e secondariamente artista, López Cuenca gioca sui doppi sensi, sulla fonetica, sullo scarto di senso che permette la parola scritta e verbale. Si spiega così anche il titolo, A quel paese, che nella sua voluta ambiguità semantica diventa esortazione, imprecazione, invito, ed è esemplare di quel “campo poetico espanso” che caratterizza il lavoro di López Cuenca.
Categoria
Mostre
Orario
25 Giu 2021 alle 09:00 - 25 Giu 2021 alle 18:00
Luogo
ROMA
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