Abbiamo letto: 'Lettere alla madre' a cura di Anna di Cagno

Mercoledì, 07 Novembre 2018

Un’interessante raccolta di lettere ispirata alla pubblicazione di Georges Simenon - Lettera a mia madre -, venti autori per venti racconti.
Questo libro rappresenta un'importante testimonianza sull’attualità dei temi legati alla maternità e alla fondamentale rilevanza del ruolo femminile nella società contemporanea; un riferimento che la nostra società, alla luce della frequenza degli atti di femminicidio ai quali oggi assistiamo, sembra dover recuperare. 
 
Gli stili narrativi sono diversi tra loro, le emozioni sono contrastanti e molteplici, le esperienze sempre uniche. Alcuni elementi accomunano questi racconti: il senso d’intimità, la delicatezza o la drammaticità dei sentimenti, la consapevolezza che si è di fronte ad un amore immenso e ad un sentimento unico come quello materno: un amore incondizionato il cui desiderio e le cui necessità vanno oltre l’assenza o la mancanza. Nessuna creatura è capace di amare quanto una donna, ciascuna donna ha dentro di se il germe materno.
 
La forma letteraria scelta dagli autori è quella appunto della lettera. Ognuno di loro intraprende un viaggio introspettivo che svela il desiderio di scoperta delle proprie origini, o conduce alla rielaborazione della propria storia personale, del proprio vissuto e  del significato più profondo del proprio io. Riflessioni per conoscere se stessi, per dare un  senso alla propria vita, per comprendere le proprie emozioni, le debolezze o i propri difetti, attraverso la rievocazione della propria storia personale legata indissolubilmente a quella delle proprie madri.
 
Sono le nostre radici, le esperienze infantili e la relazione affettiva con chi ci ha dato la vita che scolpiscono in modo indelebile la mente e plasmano la nostra personalità.
Ci troviamo così di fronte ad una pluralità di modi di essere madre e a diversi modelli di donna. 
 
Il filo conduttore sembra essere la riappacificazione con se stessi ed il desiderio di tenerezza che il legame con la madre rappresenta. Anche di fronte ad una mamma che non c’è mai stata, anche quando si prova un senso di odio o nostalgia, c’è in fondo il desiderio di essere amati e un profondo senso di appartenenza.  
Ad un certo punto della vita, si sente il bisogno di tirare le somme, si compie una auto-analisi per cercare di dare un senso alla propria esistenza, alla ricerca della propria identità; attraverso i ricordi da adulto e come figli ci si trova a rivivere le esperienze dell’infanzia.
 
Con sorpresa questo libro ci spiega anche che non occorre diventare madri per essere materne, che generare dei figli non porta automaticamente a sviluppare un senso materno. La maternità è qualcosa assolutamente personale: è una crescita continua, è istinto, è un complesso divenire che in genere trova equilibrio e compimento con la nascita dei figli. Una volta divenuta madre, la donna ripercorre più o meno consciamente le tappe che l’hanno portata a divenire una donna. Si ritrova così a dover fare i conti con il passato e ad affrontare le dinamiche relazionali o le eventuali problematiche rimaste in sospeso nel rapporto con la propria madre e non sempre ha la forza e il coraggio di farlo.
Qui possono nascere silenzi, parole non dette, risentimento, sensi di colpa, incapacità di relazionarci in modo efficace. 
 
Come scrisse Curzio Malaparte vi sono donne “che esauriscono tutto il loro senso di maternità nell’uomo” e altre che “sanno essere sempre e soltanto madri”. 
Nell’immaginario collettivo la madre rappresenta il rifugio, la comprensione, il calore, la forza e l’energia di cui si ha bisogno per sentirsi sicuri.
Lei è capace di accogliere, amare e lasciarci andare, in modo fermo ma con dolcezza. 
 
Queste alcune suggestioni che questo libro ha fatto risuonare in noi: ci sentiamo quindi di consigliarlo ad altre donne, mamme, figlie e soprattutto a quegli uomini che vogliono capire meglio l’impenetrabile universo femminile.

 

 
Lettere alla madre
 
a cura di Anna di Cagno

con testi di: Andreoli, Arosio, Bellisario, Bocca, Briganti, Coratelli,
Corbetta, di Cagno, Di Fabio, Grassano, Kuruvilla, Laganà, Maimone, Mancini, Mearini, Montemarano, Morozzi, Pinketts, Rossi, Roveredo

collana 'Varianti' | pp. 160 - 13,90 €

 

 

“Fa niente se rivediamo in noi la parte peggiore di lei.
La scoperta ci accarezza il cuore, è il filo che attraversa lo spazio
e il tempo, 
le radici che ci tengono ben saldi alla terra.

Quella che scopriamo in noi non è la madre che abbiamo avuto,
ma la donna che è stata.

Con la sua bellezza e complessità che da figli ci ostinavamo a negarle in virtù
del ruolo 
che doveva avere nella nostra crescita,
nella nostra capacità di evoluzione.

Scrivere una lettera è quello di cui tutti abbiamo bisogno, a un certo punto.
Per fare pace con la madre. Per riconoscerle il diritto di essere stata donna.”
 (prefazione di Annalisa Monfreda)


Sulla scia di Lettera a mia madre di Georges Simenon, nell’antologia Lettere alla madre, a cura della giornalista e scrittrice Anna di Cagno, venti autori contemporanei si confrontano con la prova di scrivere alla propria madre.
La prefazione è a firma di Annalisa Monfreda, direttrice di Donna Moderna e Starbene, nonché autrice di Come se tu non fossi femmina (Mondadori 2018), mentre le firme dei racconti sono di: Silvia Andreoli, Erica Arosio, Michaela K. Bellisario, Fioly Bocca, Annarita Briganti, Fernando Coratelli, Stefano Corbetta, Anna di Cagno, Andrea Di Fabio, Isa Grassano, Gabriella Kuruvilla, Massimo Laganà, Giorgio Maimone, Paolo Mancini, Elena Mearini, Marco Montemarano, Gianluca Morozzi, Andrea G. Pinketts, Daniela Rossi, Pino Roveredo.


Scrivere una lettera alla propria madre è un atto di coraggio, che costringe a guardarsi dentro e a elaborare il delicato rapporto con lei. Significa ricordarla, evocarla, sforzarsi di capire le sue scelte e quei comportamenti che hanno portato ognuno di noi a diventare quello che siamo, nel bene e nel male.
 
Attraverso questi racconti, venti brani di ricordi, aneddoti, rimpianti, odori, sapori e rimorsi, si entra in punta di piedi nell'intimità di famiglie sparse in ogni parte dell'Italia, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, o anche più indietro, nel primo dopoguerra. Nelle parole dei figli, a tratti ironiche e indisciplinate, a tratti nostalgiche e tremanti, le madri si muovono con delicatezza, a volte arroganza, con garbo o con una battagliera voglia di andare avanti nonostante tutte le difficoltà. 
Ne viene fuori un caleidoscopio di donne diverse tra loro, sole per scelta o per destino, a volte spaventate altre invece irriducibili, spavalde, tremendamente affascinanti. Tutte rappresentano la loro generazione e aiutano a capire l’attuale generazione dei figli, quelli che a loro volta sono oggi padri e madri e quelli che non lo sono.
 
«Scrivere alla madre - commenta la curatrice Anna di Cagno - significa scrivere della vita, di quella che ci è stata data, di quella che avremmo voluto dare, di quella che ogni autore dà a un personaggio, un’esperienza o un’idea quando la scrive o la consegna al mondo».
 
E infatti quest’antologia ha un respiro ampio, che non si ferma all’autobiografia di chi scrive, ma tocca temi importanti come il senso stesso della maternità, il dolore dell'aborto, l’ingiustizia della morte di un genitore troppo giovane come di un figlio, la dipendenza, affettiva o da sostanze, il bisogno/rifiuto di amore/cibo, la difficoltà di crescere. L’attualità, oggi più che mai, di una lettera, e cioè di una forma di comunicazione intima, profonda e silenziosa, che non trilla come una notifica di WhatsApp. Che non si può cancellare perché è la nostra origine.
 
 
L’antologia è impreziosita dall’illustrazione di copertina dell’artista Sandrine Cuzzucoli: Senza titolo, tecnica mista, 2018.

 

Autore

cileno