Stiamo leggendo: La vita vista da qui - Dieci storie di resistenza e sopravvivenza

Domenica, 04 Novembre 2018

Il libro nasce come prima edizione del corso di scrittura diretto da Sara Rattaro (www.fabbricadellestorie.it)

Gli allievi hanno affrontato, ognuno con il proprio stile, il tema della sopravvivenza.

Brutale il primo racconto - Non dimenticarti di me -, ispirato alla strage dei bambini del settembre 2004 nella scuola di Beslan, i 186 angeli privati della possibilità di crescere. Chi di noi non ricorda quei giorni terribili; quando si decide di colpire i bambini lo si fa per ferire un popolo e le sue future generazioni. L’obbligo di chi rimane è quello di ricordare e raccontare, perché l’orrore e la sofferenza inflitta non vengano sfumate dall’oblio e per garantire alle vittime una memoria visto che la vita ha negato loro un futuro.

Bene ha fatto quindi chi ha pensato di mettere una targa per ricordare questa tragedia nella palestra di una scuola di Arconate. E benissimo ha fatto Laura Cesareo a scrivere questo racconto che guarda quel terribile evento con gli occhi di una madre ed una figlia separate durante il sequestro. Efficace il racconto di un amore messo così a dura prova da un evento terrificante.

Altrettanto cupo il secondo racconto - Fiori rosso sangue - di Roberta Cirello, ambientato nella Parigi del novembre 2015, il mese della strage del Bataclan: un incontro tra due ragazzi italiani proprio in quel teatro di devastazione. Per dire forse che il terrorismo ci scalfisce ma è inerte di fronte alla bellezza della vita e degli incontri che questa ci riserva in qualunque situazione.

E di un incontro parla anche il terzo racconto - Dentro gli occhi -, o meglio di un incontro continuamente mancato: quante occasioni perdiamo nell’abitudinarietà della vita quotidiana? Francesca Fattinger ci dice che, con un po’ di coraggio, raccogliere uno sguardo può forse cambiarci la vita.

Sarah Pellizzari Rabolini ci porta nel 1941 nella dissennata campagna di Russia con il racconto - Una latta di pesche - dove questo contenitore rappresenta un po’ la madeleine di Proust, un po’ l’inanimata spettatrice di vicende tragiche. Un pizzico di casualità orienta le esperienze del protagonista, sballottato dagli incontri e dalla storia da un fronte all’altro della II guerra mondiale, incluso l’epilogo partigiano.

Decisamente di sapore americano - Come l’antenna tra le nuvole - di Gianluca Pomo dove ancora una volta un incontro risulta decisivo nella vita di un uomo, incapace di gestire la famiglia che ha generato.

Di nuovo terrorismo e incidenti in - Dal lato sbagliato - di Benedetta Premoli, dove gli attentati di Londra del 2017 e la follia collettiva di piazza San Carlo a Torino fanno da sfondo alla storia di Claudia e Michele. Il disordine degli eventi, nel loro caso, sembra raddrizzare una storia che sembrava aver preso altre direzioni.

Queste le nostre impressioni a metà libro: nella prefazione Sara Rattaro spiega che se è vero che l’arte della scrittura non possa essere trasmessa, lei prova a tirare fuori la scrittrice o lo scrittore che si nasconde in tutte le persone che ci vogliono almeno provare; ebbene il tentativo, in questi primi esempi, sembra essere ben riuscito.

 

Quarta di copertina:

La vita vista da qui parla della meraviglia del sopravvivere in tutte le sue forme: da una catastrofe, da un cambiamento improvviso, a volte da se stessi. Porta inevitabilmente a parlare della vita, delle sue difficoltà e del coraggio che è capace di tirarci fuori, di quello che scopriamo di essere cercando ogni mezzo per andare avanti, ma si lega anche al tema del sacrificio, obbligandoci a perdere qualcosa che ritenevamo importante e a rivedere le nostre necessità. Sopravvivere ci rende forti e ci rende umani, per questo non ci stanchiamo mai abbastanza di farlo. Confrontandosi con fatti realmente accaduti, inventando mondi di fantasia o proiettandosi nei panni di un’altra persona, gli autori di questi racconti ci portano per mano attraverso un percorso doloroso e potente, facendo sentire tutta la potenza della loro scrittura.