Notizie: Antonio Calbi ci spiega perché lascia Teatro di Roma

Venerdì, 02 Novembre 2018

Lunedì scorso al Teatro India il direttore del Teatro di Roma ha annunciato, prima dell'inizio dello spettacolo di Emma Dante, che quella sarebbe stata la sua ultima presenza ad una prima del cartellone di quest'anno.

Ieri in una lettera, che pubblichiamo integralmente, ci ha spiegato i motivi della sua scelta:

Roma, 31 ottobre 2018

Caro Direttore,

colgo l’occasione di queste pagine per dare un saluto ai Cittadini Spettatori del Teatro di Roma, agli artisti, alle altre istituzioni culturali con le quali abbiamo operato in questi anni. Come si sa, il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Alberto Bonisoli mi ha nominato nuovo Sovrintendente dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa, fondato nel 1913. È un onore, per me, ricevere questo nuovo incarico e affrontare questa nuova sfida, che comporta però che io lasci la Direzione del Teatro di Roma anzitempo. Ho amato profondamente il mio lavoro e con molti Spettatori si è creato negli anni un vero e proprio dialogo, un’autentica empatia, che considero una delle eredità migliori della mia esperienza alla guida del Teatro Pubblico della Capitale. In queste settimane molti di loro mi hanno espresso la loro sorpresa e financo l’amarezza per questo cambiamento improvviso. Voglio precisare che è stata una mia scelta, dettata dalla convinzione di aver dato il massimo possibile al Teatro e alla Città: sono stati quattro anni e mezzo (da maggio 2014 a oggi) entusiasmanti e dai ritmi serrati, di grande fervore e con una gran mole di attività realizzate. Ho sentito, però, che era maturo il tempo di passare il testimone, perché credo fortemente nel ricambio, nella necessità che nuove energie circolino, che nuovi traguardi vengano fissati e raggiunti. Sono cinque le stagioni vissute insieme: costruite cercando di assolvere al meglio la missione di un Teatro Pubblico al servizio della Comunità, allargando gli orizzonti, accogliendo sui nostri palcoscenici il meglio della tradizione (quella che vibra di senso e di attualità) e dando spazio alle nuove generazioni di artisti, trasformando il Teatro Argentina e il Teatro India in vere e proprie agorà civili e culturali, trasformando il teatro in una sorta di “parlamento sociale”, oltre che “scena” della creazione artistica. Posso affermare che è l’insieme dei Cittadini Spettatori a fare la differenza, quando è disponibile a condividere percorsi, progetti, spettacoli, cicli culturali (alcuni presi letteralmente d’assalto: è il caso di Luce sull’Archeologia, la domenica mattina). L’ampia, costante adesione è stata un obiettivo che ci siamo posti e che abbiamo raggiunto, e questa “libertà di partecipazione”, per dirla con Gaber, sollecitata anche dalle Libertine Card, ha contribuito in modo determinante al successo e alla vivacità di questi anni. Abbiamo tenuto sempre vivo il dialogo, accogliendo apprezzamenti, commenti, critiche: è questo dialogo che rende un Teatro veramente “pubblico”, aperto. Certo la Capitale e il Paese stanno vivendo un periodo critico, ma rispetto alla cultura, Roma testimonia una vitalità, un fermento che “resiste”, sia da parte degli artisti sia da parte dei cittadini: se si aggiunge coraggio, passione, qualità, originalità allora la Città reagisce, si risveglia, testimoniando il bisogno di condividere esperienze culturali, sentendole forse come “dighe” al decadimento di questi nostri tempi. Sono stati anni in cui abbiamo rimesso al centro della vita culturale cittadina, nazionale e internazionale il Teatro di Roma, considerandolo “specchio della società”, così come insegna il maestro Peter Brook, e “gli specchi non hanno bisogno di cornici”, aggiunge. Abbiamo quintuplicato le attività, riconquistato il pubblico, che si è diversificato e moltiplicato in modo esponenziale (da 60 mila del 2013 a 240 mila del 2017; gli abbonati sono cresciuti toccando la ragguardevole cifra di 15.000); di conseguenza i ricavi al botteghino sono cresciuti, più che raddoppiati; abbiamo differenziato le proposte culturali e artistiche, tenendo aperte le nostre sale undici mesi l’anno. In questi anni, le nostre produzioni hanno conquistato più di 40 premi e più di 150 sono stati gli autori viventi messi in scena, a marcare con determinazione una linea editoriale virata al contemporaneo. Oggi, il Teatro di Roma sta sperimentando un modello del tutto inedito in Italia, quello di un Teatro Pubblico Plurale, che può contare su ben 9 sale diverse fra loro e distribuite sull’intera area metropolitana. Tutto ciò che abbiamo fatto rappresenta anche il contributo che il Teatro di Roma ha voluto dare alla Capitale, nutrendo la visione di un futuro diverso nel segno delle arti e delle culture; così come abbiamo cercato di dare ossigeno alla rigenerazione di un Senso Civico cui il Teatro può contribuire ancora, proprio in ragione della sua specificità di esperienza condivisa e che indaga la vita. 

Il Direttore

Antonio Calbi

 

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